Parlano di noi: Euractiv.it

By | maggio 24, 2013

calabria-europa-bruxellesLa scelta del governatore della regione Sicilia Rosario Crocetta, un ex parlamentare europeo, di ripristinare l’organico dell’ufficio di rappresentanza della sua regione a Bruxelles a un totale di 16 dipendenti tra interni e esterni ha dato origine a una serie di polemiche sul bilancio del mantenimento della sede. Più in generale, fanno discutere ruolo e costi dei numerosi uffici di rappresentanza a Bruxelles delle regioni italiane.

Gli uffici regionali italiani sono presenti a Bruxelles da metà degli anni ‘90 grazie alla legge 52 del 1996 (art. 58 co. 4), che consente alle regioni e alle province autonome di “istituire presso le sedi delle istituzioni dell’Unione Europea uffici di collegamento propri o comuni”. Prima di questa legge solo l’Emilia-Romagna, nel 1994, aveva deciso di assicurare la sua presenza a Bruxelles appoggiandosi alla struttura dell’Agenzia per lo sviluppo tecnologico dell’Emilia-Romagna (ASTER), già stabilita a Bruxelles dal 1985. Coerentemente con il principio di sussidiarietà, i principali obbiettivi degli uffici regionali sono di avvicinare la propria realtà territoriale a Bruxelles, facilitare  la comprensione delle procedure e dei meccanismi comunitari, cogliere le opportunità di finanziamento offerte dai programmi europei e creare rapporti con altre regioni dell’Unione. Oggi sono presenti nella capitale Ue 21 sedi regionali italiane con 15 uffici diversi: vediamo alcuni esempi, senza pretesa d’essere esaustivi. Ogni presenza, del resto, meriterebbe una valutazione a sé, nel rapporto costi/benefici per la regione di riferimento.

“La Sicilia ha bisogno, oggi più che mai, di internazionalizzarsi e difendere i propri diritti con un’adeguata squadra” ha dichiarato Crocetta nella sua lettera per “ristabilire la verità sull’ufficio di Bruxelles”, in risposta alle polemiche sulla sua scelta di ricondurre il numero dei dipendenti a quello previsto dai termini di legge, cioè 8 dipendenti interni e 8 esterni. La regione Sicilia, che nel 2009 aveva speso 2,6 milioni di euro per una sede di 650 mq, aveva visto il numero di dipendenti ridotti a tre dall’amministrazione precedente a quella di Crocetta.

L’obbiettivo di abbassare i costi del 70%, pur mantenendo un ufficio di rappresentanza a Bruxelles é stato invece raggiunto dalla regione Liguria. La riduzione del bilancio é stata raggiunta attraverso una gara di appalti europea per affidare il servizio, gara vinta dalla ‘Costa & partners’, guidata da Simona Costa,  una ligure con una carriera a Bruxelles alle spalle. Prima della crisi e della spending review, la Liguria aveva aperto e gestito l’ufficio di collegamento con la formula “Casaliguria” (2001-2010), una palazzina liberty di 800 mq in rue Luxembourg, vicino al Pe. L’affitto della palazzina, acquistata dalla finanziaria Filse, era condiviso tra regione e gli altri enti liguri (Camere di commercio, porti, Confindustria, agenzia di promozione turistica, province, Carige).

Dopo essere approdata a Bruxelles per prima, l’Emilia-Romagna occupa ora una sede di 249 mq per 94mila euro di affitto l’anno, con una sala riunioni in condivisione con altre tre regioni europee, con le quali e’ in atto un partenariato. A capo dell’ufficio e’ Lorenza Badiello che ha dichiarato che l’ufficio prevede a breve un trasloco perche’: ”il personale degli uffici dei partner tedeschi e polacchi e’ stato potenziato e non c’e’ più spazio”.

 “Casa Lombardia”, dove lavorano tre funzionari interni più il dirigente, oltre a nove esterni, ospita oltre alla rappresentanza della regione anche  vari enti, quali l’Assolombarda e la Conferenza dei rettori delle universita’ lombarde. Il costo di gestione di Casa Lombardia nel 2012 é stato di 112.636 euro, con ricavi pari a circa 180mila euro provenienti dall’affitto degli spazi.

In una stessa sede si trovano il Piemonte e la Valle d’Aosta in Rue du Trone, collocate in un edificio acquistato nel 2006 dal Piemonte. Le regioni del Centro (Lazio, Marche, Umbria e Toscana) più la Calabria condividono invece una sede sul Rond Point Schuman, a due passi dalla Commissione europea. Quello della Calabria però è un caso a sé. Nonostante  l’affitto della sede costi al momento 210.000 euro annui senza possibilità di recedere prima del 2015, la regione ha deciso di chiudere l’ufficio nel 2010, perché, a detta dell’assessore al Bilancio e Programmazione Nazionale e Comunitaria Mancini, “costa troppo e produce poco”.  All’associazione “Obiettivo Calabria Europa”, che ha come fine ultimo la riapertura della sede, in quanto “prerequisito essenziale per assicurare una partecipazione attiva del governo regionale calabrese all’interno della scena comunitaria”, non é stato fino ad ora dato ascolto.

 A livello Ue, più di 150 regioni europee sono presenti a Bruxelles con un loro ufficio regionale. Come per il caso italiano, anche per gli altri paesi il numero di questi uffici è andato crescendo soprattutto negli anni ’90: nel 1984 se ne contavano solamente 2 e nel 1995 si é arrivati a 91. L’ufficio più grande è il “castello” della regione Baviera che, stabilitasi a Bruxelles dal 1987, conta oggi 30 funzionari.

Fonte: http://www.euractiv.it/it/news/regioni/7140-regioni-italiane-a-bruxelles-presenze-tra-costi-e-tagli.html